Il velo caduto - di Enzo STANCATI
Rappresentazione scenica in sei quadri



PREFAZIONE

"Il velo caduto" di Enzo Stancati si pone innanzitutto come un testo teatrale aperto a più dimensioni: quella più specificamente storica, quella religiosa, e quella di attualità. Ora l'aspetto storico è naturalmente rappresentato dalla vicenda di Tahirih, l'eroina-poetessa che si pose in rotta con i teologi musulmani del suo tempo per seguire le nuove idee del Bab, un giovane misterioso, mite e "rivoluzionario" il quale dette inizio al movimento che da lui prese il nome di babì e che incendiò l'Iran attorno alla metà del secolo scorso.
L'aspetto più precisamente religioso è la fede nell'Avvento di una nuova manifestazione divina (il Bab, appunto), che è il ritorno di Cristo e di tutti i profeti, ma che, a sua volta, è il Punto di passaggio per Colui che verrà (Baha'u'llah).
Ma forse il centro del testo di Stancati è la condizione della donna, all'interno della civiltà musulmana ma poi indirettamante anche nella nostra società odierna: Tahirih fu la prima donna che osò togliersi il velo, simbolo del "nascondimento" femminile di fronte all'uomo (e a Badasht ci fu persino chi si uccise, dopo aver assisitito al gesto sacrilego di Tahirih). La poetessa persiana, al di la della sua storia personale, diviene così il simbolo della emancipazione femminile, della pari dignità rispetto all'uomo, della fede nelle leggi dell'evoluzione spirituale dell'Universo.
Era sicuramente difficile rappresentare scenicamente una tranche de vie talmente intensa e complessa, ma Stancati - soccorso dalla vasta competenza storica e letteraria - ci riesce alla perfezione, come scarnificando il dramma di Tahirih, rendendolo (in soli sei quadri) di una evidenza scultorea; non ve nulla, in questo testo, di retorico o di sovrabbondante, eppure c'è tutta la passione civile e religiosa di Tahirih, con pochi tocchi entriamo nel vivo dell'immobile ambiente culturale dell'Islam. La stessa scarna gestualità rimanda ai grandi sentimenti umani, che sono fatti intuire più che espressi platealmente.
C'è anche il 'teatro nel teatro', segno che l'Autore non tende solo a trasmettere emozioni, ma anche a far riflettere, come negli orientamenti brechtiani o in certo teatro pirallendiano.
Segno che qui il teatro vuol dire non frivolezza o arido passatempo, bensì esperienza di vita, meditazione - attraverso il recupero di un lacerto del passato - attorno ad alcuni grandi temi del nostro tempo.

DANIELE GIANCANE

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Personaggi:

Tahirih
Madre di Tahirih
Muhammad Hasan
Mullà Sàlih,
suo padre
Teologo sunnita
Abdu'l-Khaliq
Mullà Taqì,
suo zio
Teologo ebreo
Primo babì
Mardiyyih,
sua sorella
Teologo cristiano
Secondo babì
Abdu'l-Vahhab,
suo fratello
Quddus
Terzo babì




Il sipario è abbassato in platea, seduti in prima fila, tre spettatori (gli interpreti dei tre Teologi del Terzo Quadro) discutono a voce alta.


Primo spettatore - (ridendo) Ah ah, dici davvero o scherzi? Una femminista in Oriente nell'Ottocento?
Secondo spettatore - Ti giuro che è così. Una poetessa Persiana: Tairì (o forse si pronuncia Taerè?). Mah.
Terzo spettatore - In Persia? ma se il movimento per la liberazione della donna è nato in Occidente: in Francia durante la Rivoluzione, poi in Inghilterra! lo sanno anche i bambini. In Oriente, nel secolo scorso, le donne portavano il velo sulla faccia...
Primo spettatore - Lo portano anche oggi!
Secondo spettatore - Ecco, appunto. Questa Tairì (o Taerè) è stata la prima orientale a ribellarsi all'uso del velo.
Primo spettatore - Questa è bella. lo sapete cosa ho immaginato io leggendo il titolo "Il velo caduto"?... Uno spettacolo di spogliarello! (ridono forte)
Terzo spettatore - In un teatro?
Primo spettatore - Oggi tutto è possibile!
Secondo spettatore - Sstt! Abbassate la voce: si alza il sipario.



PRIMO QUADRO

Sala dell'abitazione di Mullà Salih, a Qazvin.

Personaggi:
Madre, Mardiyyih, Tahirih, poi Mullà Sàlih, Mullà Taqì, Mullà Muhammad, Abdu'l-Vahhab.

A sinistra degli spettatori, la Madre e Mardiyyih, sedute, intente al ricamo. A destra, dietro una tenda che separa dalla stanza attigua, Tahirih in ascolto, in piedi.


Mardiyyih - Guarda. E' più di un'ora che se ne sta immobile dietro quella tenda.
Madre - A volte anch'io, che pure sono sua madre, stento a riconoscerla. Credo che Dio avrebbe voluto darmi un maschio, pentendosi poi all'ultimo momento.
Mardiyyih - Di un maschio ha la testardaggine. Vorrei sapere che gusto prova ad origliare così di nascosto argomenti che una donna non può capire. Oltretomba, predestinazione. Quando mio padre e mio zio ne parlano, mi fuma la testa.
Madre - Argomenti che una donna non deve capire. come scrive il profeta, "gli uomini sono anteposti alle donne, perchè Dio ha prescelto alcuni esseri sugli altri". Questo è stato il primo versetto del sacro libro che tuo padre mi insegnò. mi ha fatto insieme da sposo e da maestro.
Mardiyyih - Ogni giorno dalle città vicine giungono a centinaia nella nostra casa studenti desiderosi di apprendere la volontà di Dio, e poi nella nostra famiglia c'è chi la contraddice così...
Madre - devi aver pazienza. ho visto tanti cambiera, toccati dalla grazia.
Mardiyyih - Mi fa rabbia. ho passato tutta la mia infanzia da sola, eppure lei ha amato libri ed ha schivato i giochi, e i sono presto diventata adulta...
Madre - hai tenuto compagnia a me. Non devi addolorarti.
Mardiyyih - Si avvicina il giorno che uno sconosciuto mi farà sua sposa, dopo aver guardato solo per un istante senza velo il mio viso. Così diventerò moglie, poi forse madre, senza mai essere stata bambina...
Madre - In te mi rispecchio, Mardiyyih. Ero poco più di una bambina quando mio padre mi presentò il mio futuro marito. Che onore per la mia famiglia imparentarsi con un casato di dignitari ecclesiastici, i più rispettati di Quazvin, noti finanche nella capitale. Ed ero bambina quando nascesti tu e, in capo a un anno (accennando a Tahirih) Zarrin-Tàj.
Mardiyyih - Ma guardala. Scuote la testa, non è d'accordo con quello che ha udito. Avrebbe quasi voglia di smentirli... Che presunzione... Specialmente da quando si è infatuata per le idee di un saggio forestiero, dopo averne trovato dei libri nella biblioteca di nostro cugino. Per nostro padre quell'uomo non è altro che un esaltato ma lei continua a leggerne di nascosto i libri.
Madre - (misteriosa) So di una corrispondenza segreta che ha avviato con quel... Siyyd Kazim. Tuo padre ne farebbe una tragedia se venisse a saperlo... Per favore, non dirglielo...
Mardiyyih - Figurati quanto me ne importa.... (complice, abbassando la voce) Sai che le ha perfino cambiato il nome? La chiama "Consolazione degli occhi"... Se la conoscesse coma la conosciamo noi, quella testarda... (guarda verso Tahirih, che nel frattempo è passata, al di là della tenda, nella stanza attigua) ma dov'è andata?
Madre - (preoccupata) Non è più dietro la tenda.
Mardiyyih - (esce a sinistra per cercarla, ritorna) Nella sua camera non c'è. Incredibile, è una vera strega. E' sparita davanti ai nostri occhi...

Entrano a precipizio da dietro la tenda Mullà Taqì, Mullà Salih, Muhammad, Abdu'l-Vahhab e Tahirih. Al loro ingresso le donne si velano il volto.

Mullà Taqì - (alterato) E' inaudito, i-na-u-di-to! Tenermi testa così, davanti ai miei studenti.
Abdu'l-Vahhab - Io non sapevo più da che parte guardare...
Muhammad - (a Mullà Taqì) Davvero un brutto colpo, padre, per la tua una scuola teologica.
Mullà Taqì - Certi discorsi in bocca ad una donna...
Tahirih - Dici donna come se la sola parola ti sporcasse le labbra.
Mullà Taqì - (A Mullà Salih) Ma li senti? li senti? Fratello mio, non ti invidio davvero. Una figlia così è una dura prova che Dio ti ha mandato...
Ridi?... A volte non ti capisco. Sembra quasi che tu te ne compiaccia...
Mullà Taqì - No, no... Penso soltanto che se questo disastro fosse stato un maschio, avrebbe dato lustro alla mia casa e mi sarebbe succeduto.
Abdu'l-Vahhab - (geloso) Forse non sei contento di me? Sono io, tuo figlio, il maschio di casa...
(a Tahirih, con sdegno) Devi ricucirmi questo vestito: qui vicino alla manica...
Tahirih - (ironica) Ecco cos'è per voi una donna: una schiava da avere sempre a portata di mano...
Mardiyyih - (al fratello) Ci penserò io a cucirlo... lei ha ben altro a cui pensare...
Tahirih - Si, il Corano, i miei libri, la poesia... Qulacosa di meglio, forse, che cuocere il riso, impastare il pane, ricamare foglie dorate su stoffe di velluto in una città bigotta e senza avvenire... (esce)
Madre - Quando volete, la cena è pronta... (esce seguita da Mardiyyih)
Mullà Taqì -
Te lo ripeto, fratello: sei troppo tenero con quella ragazza.
Muhammad -
Anch'io, se mi è permesso, zio, consiglierei più fermezza...
Mullà Sàlih -
Non posso darvi torto, ma vi chiedo pazienza. Molte cose cambiano nelle ragazze con il matrimonio, con i figli. E il matrimonio
per Zarrin-Tàj (sguardo d'intesa col fratello) non è lontano.
Muhammad -
Lei lo sa già, zio?
Mullà Sàlih -
C'è tempo, figliolo, c'è tempo...
Mullà Taqì -
Sono daccordo, fratello. la donna dev'essere l'ultima a sapere chi è destinata a sposare.
Abdu'l-Vahhab - Anche se qualcosa già s'immagina...
Muhammad - (deluso) A dire il vero, non mi guarda nemmeno...
Mullà Sàlih -
Avrà tanto tempo, figliolo, per guardarti...
Mullà Taqì -
Nelle famiglie più rispettabili è tradizione sposarsi fra cugini... Ma andiamo, la cena ci aspetta. (esce, seguito da Mullà Salih).
Abdu'l-Vahhab - Non ti sembra, Muhammad, che lo zio stavolta abbia faticato a rispondere alle obiezioni di mia sorella?
Muhammad -
Ma via, che dici? Non avrà voluto umiliarla davanti ad estranei.
Abdu'l-Vahhab - (ride) Hai ragione, promesso sposo... (poi, serio) Sembra che per lei le tradizioni più oscure non abbiano segreti. Suvvia confessalo. Noi suoi fratelli e cugini maschi, non possiamo aprir bocca quando c'è lei, tanto il suo parere ci intimidisce, nè azzardiamo ipotesi su questioni dottrinali. Lei ci dimostra in modo così preciso che stiamo battendo false strade, e noi ci ritiriamo confusi...
Muhammad -
(brusco) La cena ci aspetta (escono).



continua....

 

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